Disabile in gita scolastica? No, grazie!

disabile in gita scolastica

«Fare una votazione per portarmi in gita? È una meschinità», Social Mamma oggi si trova tristemente a denunciare l’ennesimo episodio di discriminazione nei confronti di una ragazza disabile. Accade presso il liceo artistico “Fanoli” di Cittadella, in provincia di Padova. Siamo in pieno clima pre-gita scolastica e la macchina organizzativa è in grande fermento per individuare la meta più allettante e istruttiva per i propri studenti.

Già perché il viaggio è prima di tutto di istruzione! Ma prima di istruire la scuola è chiamata a sensibilizzare, a trasmettere valori, ad aiutare a crescere…

Dicevamo… c’è da decidere dove andare in gita e la meta più gettonata è la meravigliosa Parigi, città affascinante che rapisce il cuore a tutti: giovani e meno giovani. C’è però un problema: la presenza di un disabile nel gruppo avrebbe comportato un aumento della spesa da sostenere per il viaggio facendo lievitare la cifra a circa 600 euro. E allora che si fa? Nasce su Facebook una discussione tra i compagni di classe che alla città dell’amore proprio non vogliono rinunciare. Riportiamo qui, alcuni stralci della conversazione intercorsa su Facebook tra i compagni di classe (fonte: Gita a Parigi, vogliono lasciare a casa la compagna disabile: «Costa troppo») affinché possa essere più chiaro l’accaduto.

Disabile in gita scolastica: le frasi dei compagni

«Noi non siamo né martiri né ricchi, quindi nessuno da noi si aspetta che abbiamo tutto questo buon cuore di accettare la spesa pur di portare la compagna disabile in Francia. Accettiamo tutti di stare a casa allora? Non penso proprio.»

«Probabilmente lei ci starà davvero male, perché sono 5 anni che aspetta l’occasione di trascorrere con noi una gita. Ma c’è una sorta di divergenza nella nostra classe, giusto? C’è chi a tutti i costi vuole trovare il modo di portarla e c’è chi, come me, non avendo molte occasioni di viaggiare vuole cogliere a tutti i costi quelle che ha, passando sopra alla questione della compagna disabile. Ogni buon re sa che ogni singolo uomo è sacrificabile per salvare il popolo intero. Non so se mi spiego. Vogliamo davvero rendere tristi 20 persone quando possiamo renderne triste solamente una? Lei non l’ha fatto apposta, lo so.»

«Ecco, infatti, secondo me urge una votazione… Però sinceramente non ho voglia di dirlo io a lei, lasciamo questo compito all’altra compagna che è sua amica.»

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Riflettiamo insieme su questa storia di ordinaria disabilità

Per la cronaca il caso si è chiuso con l’intervento del dirigente scolastico che ha imposto di cercare una meta più facilmente accessibile e meno costosa di Parigi.

Noi non siamo qui a puntare il dito sull’atteggiamento di questi ragazzi ma non possiamo non convenire con la dichiarazione della ragazza disabile discriminata quando dice:

«Fare una votazione per portarmi in gita? È una meschinità».

Quello su cui ci preme riflettere assieme ai nostri lettori è: come si arriva a fare certe valutazioni e certe discriminazioni? Occorrono percorsi di sensibilizzazione alla disabilità, al rispetto dell’altro e delle sue esigenze, percorsi che vanno attivati sin da piccoli e questo per ogni tipo di discriminazione.

Non possiamo credere di crescere come società se non cresciamo insieme, se andiamo avanti noi e lasciamo indietro gli altri perché, come diceva Lewin,

“il gruppo è qualcosa di più delle singole parti”

e questo non deve solo rimanere un aforisma ma un modus vivendi.

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