Burn out: sintomi per riconoscerlo e rimedi per venirne fuori

Burn out: sintomi e rimedi

Oggi parliamo di burn out, una patologia che spesso colpisce gli insegnanti: cerchiamo di analizzarne le cause, parlare dei suoi sintomi e, soprattutto, dei rimedi da adottare.

Ma cos’è il burn out? Avete mai sentito quella strana sensazione di stare per scoppiare, di implodere dentro e di non riuscire a reggere lo stress della vostra professione?

Ecco, proprio questo è il burn out: è uno stato d’animo che coinvolge in particolar modo le professioni d’aiuto che spesso si trovano a fare i conti con un carico emotivo maggiore di quello che riescono a reggere. E così capita che insegnanti di sostegno, terapisti, psicologi, personale dell’Asl, assistenti scolastici vadano in totale burn out. E in burn out ci vanno sempre più spesso anche gli insegnanti ed è proprio su di loro che vogliamo soffermare la nostra attenzione.

@matteorenzi Sono un’ insegnante ultrasessantenne in TOTALE burnout. Mandatemi via con una pensione DECENTE o occupatemi in altre mansioni.

— chiara (@chiara_ser) 19 Aprile 2014

Che cos’è il burn out e quali sono i suoi sintomi

Prima di tutto, però, vediamo in dettaglio quali sono i sintomi del burn out. Il burn out è una vera e propria sindrome, quindi già solo il nome ci suggerisce che non è affatto da sottovalutare. Individuato dalla Maslach nel 2000, il burn out ha 3 sintomi principali:

  1. Impegno ridotto verso il lavoro – a causa del burn out un progressivo esaurimento psico-fisico determina la incapacità di reggere i normali ritmi di lavoro
  2. Vissuti emozionali negativi – Il burn out fa passare da forte entusiasmo e motivazione verso il proprio lavoro a rabbia, ansia e depressione.
  3. Difficoltà della persona ad adattarsi al proprio lavoro – Questa difficoltà viene percepita dal soggetto quasi come un problema legato alla propria personalità.

Siete insegnanti? Vi è mai capitato di sentirvi così? Se sì, come affrontate questo sentirsi bruciare dentro? Scrivetelo nei commenti a margine dell’articolo!

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Il burn out può portare alla violenza sugli allievi

Quali sono le conseguenze pratiche del burn out per un insegnante? Il problema principale viene dalla mancanza di consapevolezza: ci sono certe insegnanti che non riescono a rendersi conto che la sindrome di burn out le sta a poco a poco logorando. E così, nella migliore delle ipotesi, queste insegnanti si recano a scuola demotivate, poco propositive e si assentano spesso per malattia o altro…

Ma c’è una ipotesi peggiore: quando la sindrome del burnout è già conclamata, l’accanimento può non esser più auto-riferito, ma etero-riferito e questo può sfociare nei casi mostruosi di violenza sui bambini di cui i mass media e i social ci informano. E questo accade soprattutto nella scuola dell’infanzia.

L’argomento è molto delicato e riguarda solo i casi estremi, ma è bene capire che, se sottovalutato, il burn out può portare anche a questo. Le domande che si pongono i genitori sono legittime:

come può una maestra diventare così crudele nei confronti di un bambino?

cosa la porta ad inveire contro una persona così piccola e indifesa che chiede soltanto di essere amato e coccolato?

Ebbene sì, il burn out, nei casi più estremi, può arrivare a trasformare una insegnante dedita e appassionata in un “mostro” da sbattere in prima pagina sui giornali.

Ovviamente, capire perché questi episodi accadono non vuol dire giustificarli, sia chiaro! Riflettere, però, sul come si arriva a tali livelli, apparentemente ingiustificati, di cattiveria può però aiutarci ad individuare più facilmente i precursori di certe situazioni andando ad agire in termini di prevenzione.

Cosa possono fare i colleghi insegnanti?

I colleghi hanno innanzitutto il dovere di denunciare qualsiasi tipo di abuso a cui assistano: coprire questi reati, perché di gravi reati stiamo parlando, significa essere co-responsabili. Non possiamo pretendere di essere dei buoni educatori se non siamo in grado di capire le priorità del nostro lavoro e in questo caso la priorità è la salute fisica e psicologica dei bambini. Non ci sono scuse che tengano. Denunciate e segnalate, sarà il primo passo per aiutare i vostri colleghi!

Ma gli insegnanti dovrebbero agire prima che si arrivi a queste estreme conseguenze. Devono, infatti, pretendere percorso di formazione ad hoc: troppo si spende nella scuola per progetti di dubbia utilità, la salute psicologica delle insegnanti deve essere considerata una priorità al pari di altre. Quindi, è quanto mai necessario attuare tutte le misure a sua tutela: corsi di formazione, sportello d’ascolto psicologico, analisi di clima scolastico… insomma per chi ha a che fare con le persone, e ancora di più per chi lavora con i bambini, questi strumenti dovrebbero quasi essere obbligatori!

Cosa possono fare i genitori?

La prima cosa che i genitori chiedono quando balza alle cronache un caso di violenza sui propri figli è che siano installate telecamere nelle aule. Pensiamo davvero che sia una soluzione? Molti genitori sostengono di sì perché in questo modo mamme e papà sono sempre informati di cosa succede all’interno delle classi dei loro figli e perché l’installazione del telecamere potrebbe rappresentare un deterrente per le insegnanti riducendo così il numero di casi di violenze.

Ma siamo davvero sicuri che questa sia la soluzione?

Dobbiamo considerare che la professionalità e la salute psicologica di un insegnante non dovrebbero dipendere dalla possibilità che qualcuno possa vedere come lavorano. Dobbiamo pretendere che gli insegnanti siano consapevoli di avere a che fare con il lavoro più delicato del mondo, ma che allo stesso tempo che proprio per questo si ritengano fortunati di avere tra le mani il futuro delle nuove generazioni. Possiamo anche pensare di controllare il loro lavoro riducendo così gli atti di violenza (cosa comunque positiva), ma io vorrei che l’insegnasse di mio figlio fosse capace di lavorare con passione, di accendere in lui i sogni e di amarlo come se fosse un figlio suo. E questo non è dalle telecamere che si vede ma solo dagli occhi lucenti dei nostri bambini.

Insegnanti e Burn out: rimedi da adottare

Veniamo ai rimedi contro il burn out. Innanzitutto l’insegnante deve acquisire consapevolezza della sua situazione, non deve sottovalutare il problema burn out se percepisce di viverlo. Piuttosto è bene che l’insegnante inizi ad attrezzarsi su come affrontarlo sin dalle prime avvisaglie. Sì, ma come? I rimedi per il burn out possono essere distinti in due categorie:

  1. Interventi sul sé – potrebbe essere opportuno prendersi un periodo di astensione lavorativa, staccare un po’ potrebbe permettere di guardare la situazione con la dovuta distanza, cosa non possibile quando si è troppo coinvolti. Consultare uno specialista potrebbe poi servire a ricostruire la propria storia lavorativa e a liberarci da falsi concetti che magari, anche inconsciamente, si sono formati nella nostra mente.
  2. Interventi sull’organizzazione – a livello organizzativo si può procedere, ad esempio, turnando le funzioni, cambiando le mansioni, aumentando le pause, evitando compiti rutinari o fissando obiettivi realistici.

La frase di oggi è rivolta in particolare agli insegnanti:

Il campo della nostra coscienza è molto piccolo. Accetta solo un problema alla volta. (Antoine de Saint-Exupéry)

 

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