Bambini disabili a scuola: socializzare si deve!

bambini disabili a scuola

Una diagnosi di disabilità ha la potenza di un uragano che trascina letteralmente i genitori e tutti i componenti della famiglia. Le emozioni che si alternano e che vanno a insinuarsi nei rapporti familiari sono tante: la frustrazione, il senso di ingiustizia, la preoccupazione…

Tutte emozioni più che comprensibili, ma non appieno! Mai come in questa situazione è davvero difficile immedesimarsi in questi vissuti!

Le ragioni dei problemi di socializzazione dei bambini disabili

Lavorando con i ragazzi e i bambini disabili a scuola mi sono resa conto che tra tutte le difficoltà che incontrano ce n’è una che sembra quasi insormontabile ed è la difficoltà di socializzazione.

Tanto si parla di inclusione sociale ma troppo poco viene fatto, sia nelle scuole che negli altri contesti ludico-ricreativi: la difficoltà di socializzazione dei bambini disabili a scuola o al di fuori di essa è diventata una emergenza sociale che richiede che tutte le agenzie educative si attrezzino per garantire quello che a me piace chiamare “il diritto all’altro”.

Ma come mai spesso questo diritto viene leso? Cosa rende cosi difficile la socializzazione dei bambini disabili a scuola? Proviamo a guardare le cose da punti di vista diversi. Le difficoltà di socializzazione sono dovute a due fattori strettamente correlati:

  1. molto spesso i bambini disabili non riescono ad attribuire un valore all’altro e quindi sarà per loro molto difficile ricercare il contatto con i loro pari;
  2. altrettanto spesso i bambini disabili non ricevono feedback positivi dai compagni di scuola i quali non sempre sono in grado di coinvolgere il compagno disabile nella maniera più adeguata.

C’è  poi da dire che…

  • Esiste una questione socio-culturale: noi occidentali siamo tanto ripiegati su noi stessi, sui nostri obiettivi e sui nostri bisogni che il fermarsi a supportare l’altro ci sembra quasi andare contro noi stessi o comunque una perdita di tempo. Abbiamo sviluppato una forte cultura individualista con tutti i suoi pro e i suoi contro.
  • C’è poca informazione: il mondo della disabilità resta ancora da scoprire soprattutto per chi non lo vive quotidianamente. Certo oggi grazie alle associazioni, ai mass media e a Internet in particolare si è fatto già un lungo percorso, ma manca ancora tanto per abbattere stereotipi e pregiudizi;
  • C’è poca sensibilizzazione: noi adulti abbiamo il compito, se non il dovere, di creare un mondo esclusivo e inclusivo allo stesso tempo. Esclusivo ovvero capace di guardare alle esigenze di ogni bambino o ragazzo con handicap, inclusivo in termini di relazione e di accoglienza dell’Altro, di “diritto all’Altro” appunto. Sensibilizzare vuol dire far vedere anche l’altro lato della medaglia, venir fuori.

Questo è uno dei punti davvero cruciali per l’inclusione dei bambini disabili a scuola e al di fuori di essa: non possiamo più credere che la disabilità possa essere di interesse solo dei genitori o dei parenti dei bambini con handicap. Dobbiamo costruire un mondo in cui ognuno si senta corresponsabile per sé ma anche per gli altri.

Come fare? Come agire soprattutto nei contesti educativi e nella scuola? La socializzazione va strutturata esattamente come si strutturano le attività didattiche.

Inutile dire che i bambini, in tutto ciò, non hanno colpe (e guai ad attribuirgliene!): sta a noi sensibilizzarli alla disabilità. Una interessante ricerca condotta da Megan MacMillan dell’Università Exeter Medical School ci permette di capire come raggiungere questo obiettivo.

Vediamo un po’ cosa ci dice…

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Socializzare con i bambini disabili a scuola e non: perché è necessario lavorarci sin dalla scuola

Convinzione dei ricercatori è che,

migliorando le strategie di approccio verso le persone e i bambini disabili a scuola, aumenteremo le occasioni di contatto riducendo sempre di più la discriminazione nei loro confronti.

Come? Riducendo i bassi livelli di autostima e di depressione che spesso per i disabili costituiscono una vera e propria barriera all’incontro con l’altro.

“La scuola ha molti studenti con bisogni speciali e disabilità. Noi riteniamo che se un bambino è in grado di entrare maggiormente in contatto con una persona disabile, verranno costruite relazioni positive migliori” – sostiene Megan.

Questo emerge chiaramente dalla ricerca che ha coinvolto 1.520 bambini e ragazzi di età compresa tra i 7 e i 16 anni e a cui è stato chiesto di valutare i loro comportamenti, il desiderio di contatto, l’empatia e l’ansia verso altri ragazzi e bambini disabili a scuola e non o le persone disabili in generale.

E i risultati confermano le ipotesi dei ricercatori: le persone che entrano maggiormente in contatto con chi è in condizioni di disabilità diminuiscono l’ansia nell’approcciarsi a loro e, cosa molto singolare, l’ansia diminuisce anche quando questo contatto non è diretto bensì indiretto. Basta infatti anche che i bambini osservino altri bambini interagire con i loro amici disabili o che nasca in loro la consapevolezza che “siamo tutti amici” per ridurre l’ansia e aumentare l’empatia verso gli altri ragazzi e bambini disabili a scuola o in altri contesti.

Bambini disabili e scuola: come vanno le cose?

Iniziamo allora dalle nuove generazioni insegnando loro che ogni compagno è una risorsa perché ci  mette alla prova e ci fa scoprire l’emozione di donarsi - twitta questa frase! > senza pretendere nulla in cambio (una emozione da brividi! Provare per credere!).

Per gli americani e le loro “classi speciali” questo risultato getta luce su una questione molto rilevante: richiama all’inclusione che va strutturata sin già dall’organizzazione fisica degli spazi. E per noi italiani? I bambini disabili a scuola studiano assieme a tutti i compagni: nel nostro modello educativo si lavora per l’inclusione. Ma è sempre così? La verità è questa: lavorare per la socializzazione costa tempo e fatica - twitta questa frase! >  oltre che una sensibilità d’animo particolarmente predisposta ad occuparsene. Le pressioni a scuola sono tante: il programma da portare avanti, gli obiettivi didattici da raggiungere, etc, ma non dimentichiamo mai che anche la socializzazione è un obiettivo didattico per bambini disabili a scuola, un loro diritto e che l’inclusione è un dovere a cui tutti gli educatori sono chiamati.

“Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo.” Tiziano Terzani

Fonte della ricerca: www.bps.org.uk

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